Per mano, verso la parità di genere

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Per mano verso la parità di genere è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

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Tutto quello che non sapevo del Nepal

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Pubblicato il
20 Novembre 2018
Commenti 1

Paolo Pezzelato è stato uno dei primi volontari di “medio termine” a prestare la sua attività in Nepal, nel 2016. Ancora oggi, è un amico e sostenitore della nostra organizzazione e continua a donarci il suo prezioso aiuto anche dall’Italia. Vi riportiamo il racconto della sua personale esperienza!

Cime innevate, paesaggi sconfinati, sherpa e yak…più o meno questa è l’idea che avevo del Nepal prima di conoscere Apeiron e decidere di partire per quelli che sono stati probabilmente i migliori mesi della mia vita.

La mia scelta è stata radicale: lasciare un lavoro sicuro, gli amici, la famiglia e quella che a tutti gli effetti si può definire una vita “normale” per andare in Nepal a trascorrere due mesi, poi divenuti quasi cinque, a cercare di fare finalmente qualcosa di buono per gli altri e di conseguenza anche per me stesso.

Essere ospite di una famiglia, quella di Barbara, metà italiana e metà nepalese ha certamente attutito il gap culturale dei miei primi giorni a Kathmandu, anche se a volte avevo la sensazione di trovarmi in un altro mondo, nel quale il caos della città stride con la languida calma dei suoi abitanti ai quali, nel bene o nel male, ci si affeziona all’istante.

Una verità sconcertante

Proprio per questa simpatia che naturalmente suscita il popolo nepalese, è stato un vero e proprio shock scoprire in che situazione versano moltissime donne e bambini nel paese: mi aspettavo certo che il problema fosse più grave rispetto agli standard del nostro “primo mondo”, ma venire a conoscenza della sua reale entità è stato veramente doloroso.

Conoscere poi di persona le ragazze di CasaNepal o vedere la situazione di alcuni villaggi rurali lontani dalla capitale, non ha fatto altro che rafforzare la mia passione e la mia voglia di aiutare, in ogni modo possibile.

Non avendo alcuna esperienza nella cooperazione internazionale, ma avendone nel lavoro “d’ufficio”, ho dato una mano come potevo: facendo traduzioni, aggiornando il database, facendo ricerche di bandi, girando video o scattando fotografie… insomma, un po’ di tutto. Devo ammettere che a volte è stato noioso, non lo nego, soprattutto per uno come me che è fuggito proprio da un lavoro di questo genere, ma quando si ha la fortuna di vedere dal vivo i risultati del lavoro di Apeiron e sapere che si sta facendo parte di quella famiglia, che si è fatto qualcosa per aiutare, allora tutte le ore passate davanti al computer scompaiono all’istante, lasciando il posto a gioia e soddisfazione.

Per me la soddisfazione maggiore si è realizzata quando ci siamo recati a Patap, un villaggio sperduto ai piedi dell’Himalaya, per distribuire del materiale ad una scuola da poco inaugurata grazie anche al lavoro di Apeiron. Le sei ore di fuoristrada e le due di cammino per arrivarci sono state immediatamente ripagate dall’accoglienza che ci è stata riservata: oltre alla grande cerimonia, alle danze e ai discorsi “ufficiali”, ciò che mi ha colpito è stato lo sguardo di stupore dei bambini quando hanno aperto lo zainetto che gli abbiamo donato… alla vista di quelle che per noi sono cose normalissime (delle matite, dei quaderni, un paio di scarpe, un’uniforme), quei ragazzini esprimevano una tale felicità che era addirittura contagiosa: impossibile non ridere, non stupirsi e un poco anche commuoversi davanti ad una scena di questo tipo!

E’ stata in quella precisa occasione che mi sono reso conto di quanto io, tutti noi, siamo fortunati e di quanto piccoli siano i nostri problemi quotidiani, se comparati con la vita in questi villaggi, dove una scuola fatta di mattoni, delle scarpe nuove o semplicemente la sicurezza di un pasto sono traguardi immensi.

Cosa mi sono portato a casa

Questa ed innumerevoli altre esperienze di forte impatto umano hanno costellato i miei cinque mesi a Kathmandu e mi hanno fatto crescere come persona, rendendomi certamente più forte e, credo, anche un uomo migliore, se non altro molto più sensibile a gravissimi problemi come la violenza di genere, la povertà, l’analfabetismo, la tratta degli schiavi, in Nepal come nel resto del mondo.

Tutto ciò lo devo alla passione che mi è stata trasmessa da Barbara e da tutto lo staff (principalmente donne) di Apeiron, sia in Nepal che in Italia: ragazze che hanno tanta voglia di fare del bene a delle altre donne che semplicemente non sono state fortunate come loro. La loro dedizione al lavoro, la loro conoscenza del paese e delle sue problematiche ed il loro profondo amore per la loro “missione” mi hanno fatto ricredere: finché ci saranno persone così, abbiamo ancora una speranza.

*

I commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.

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Commenti (1)
  • Francesco

    Grande Paolo! Ci siamo conosciuti appena arrivati a Kathmandu entrambi. Eravamo insieme a casa di Barbara e Nabim, io solo per un paio di notti però.
    Un saluto a tutti 🙂