Dopo aver aver scoperto, nel corso del 2026, la storia di tante donne che attraverso la musica hanno lottato per i diritti di tuttə con la Rubrica “The Power of Music” di cui trovate numerosi articoli nel nostro blog, nel corso del 2026 parliamo di uomini, la metà della mela, quella sana che vorremmo avere al nostro fianco nelle nostre battaglie quotidiane per la parità di genere.
Se le donne non vengono ascoltate, sono sottovalutate e rinchiuse in uno stereotipo di femministe arrabbiate, forse allora la voce maschile sarà ascoltata, proprio perché maschile… perché riconosciuta come autorevole e non faziosa.
Sono pochi gli uomini che apertamente mettono in discussione il patriarcato con i conseguenti privilegi e che analizzano i condizionamenti che, già dalla nascita, li plasma rendendoli spesso sordi e ciechi rispetto alla condizione del genere femminile e al contesto attuale in continua evoluzione.
Lorenzo Gasparrini è una voce, una testimonianza e una speranza.
Buona lettura!
Emanuela Caccia
Lorenzo Gasparrini: filosofia e femminismi
Nato a Roma nel 1972, durante gli studi di filosofia e una breve carriera accademica in diverse università del centro Italia, Lorenzo Gasparrini incontra testi e protagoniste dei femminismi, decidendo così, dopo aver iniziato un percorso di profonda critica personale, di dedicarsi alla diffusione e divulgazione di argomenti riguardo gli studi di genere, soprattutto rivolti a un pubblico maschile.
Un lavoro tra formazione e editoria
Attualmente conduce seminari, workshop e laboratori in università, centri sociali, aziende, scuole, sindacati, ordini professionali, gruppi autorganizzati; pubblica costantemente su riviste specializzate e no, sia online che stampate.
È autore di numerosi libri, tra questi ricordiamo “Perché il femminismo serve anche agli uomini” (Eris Edizioni, 2020), “NO. Del rifiuto e del suo essere un problema essenzialmente maschile.” (Effequ, 2019), “Non sono sessista, ma… Il sessismo nel linguaggio contemporaneo” (Edizioni TLON, 2019) e “Diventare uomini. Relazioni maschili senza oppressioni” (Settenove, 2016, nuova edizione 2020). Tutti i testi qui citati possono essere presi in prestito dalla nostra Biblioteca Oltre le Differenze!

Comprendere il privilegio
La narrazione di Gasparrini racconta che la battaglia sulla parità di genere è un fatto soprattutto culturale, nella quale il ruolo dei divulgatori è importante.
Guardare ai privilegi maschili con occhi nuovi: critici e liberi da condizionamenti.
Privilegio: il privilegio è un vantaggio, diritto o esenzione speciale concesso a una persona o gruppo dal latino privilegium = “legge per il singolo”.
Cambiare linguaggio, cambiare prospettiva
“Bisogna chiedersi «chi ha deciso che dovevo essere così?». Decostruire non vuol dire buttare via, ma prendere pezzo per pezzo ciò che sei, ciò che fai, e chiederti da dove arriva, chi te l’ha insegnato, se l’hai scelto davvero. E poi decidere: questo lo tengo, questo lo cambio. Un primo passo fondamentale è il linguaggio, modificare le parole che usiamo ogni giorno è potentissimo. Alcune espressioni, modi di dire, battute, sono veicoli di potere sessista. Vanno cambiate e va fatto notare anche agli altri: l’amico che fa la battutaccia, quello che crede di fare un complimento, ma è solo molesto. Quando inizi a cambiare linguaggio, ti accorgi di cose che prima non vedevi. Percepisci ingiustizie che prima ti sembravano normali”
Decostruire il maschile, non gli uomini
“La prima cosa da fare è smontare quelle convinzioni che molti uomini si portano dietro. E farlo non con accuse, ma dialogando.
Per esempio: nessuno ce l’ha con te perché sei un uomo. Il femminismo non è una guerra contro il genere maschile.
Il problema non sono “gli uomini” in quanto tali, ma il maschile come insieme di valori e poteri sociali che vengono associati a quel genere (e che possono essere esercitati anche da una donna). È quel sistema di potere che il femminismo cerca di decostruire, ovunque si manifesti: nei media, nel linguaggio, nei rapporti interpersonali.
Basta poco per capirlo: leggere, ascoltare chi fa attivismo, confrontarsi.
Ti accorgi subito che molte delle idee che avevi erano costruzioni sociali.
E che il femminismo, alla fine, serve anche a te.”
