Sembra ieri che, l’8 marzo 2017, inauguravamo la mostra “Maheela, quando essere donna è una sfida quotidiana” presso le Gallerie Piedicastello di Trento, grazie al prezioso contributo della Provincia Autonoma di Trento, alla collaborazione dell’associazione Apeiron Trento e alla professionalità di Luca Chistè che ne ha curato lo storyboard.
Invece sono già passati due anni!
Due anni in cui la mostra ha girato per l’Italia, ospite di tante città dove i volontari di Apeiron hanno aiutato a organizzare l’esposizione delle bellissime immagini che compongono la mostra: ed ecco che siamo stati, grazie a loro, a Trento, Cento, Bologna, Pergine, Tarquinia, Fondo, Lavena Ponte Tresa, Induno Olona, Cesena, Milano, Rimini, Verona, Trieste, Pieve di Cento, Cervia.
In tutte queste tappe abbiamo cercato di portare i colori, i paesaggi e i volti del Nepal, per avvicinare le persone alle bellezze del piccolo Stato himalayano grazie agli scatti dei volontari Giuseppe Benanti, Paolo Piechele e Giacomo d’Orlando (fotografo professionista che recentemente ha ricevuto la menzione d’onore all’ International Photography Awards 2018 con un reportage chiamato “Save the women, Save the world” e focalizzato proprio sulla violenza di genere in Nepal).
Ma soprattutto abbiamo cercato di accendere una luce su un tema a noi caro, che è anche la nostra mission e il motivo per cui ci impegniamo ogni giorno: la necessità di estirpare dal Nepal la violenza di genere e costruire una società dove le donne godano di pari diritti e opportunità.
In Nepal, infatti, la violenza di genere è una piaga sociale: è la prima ragione dei suicidi, che sono a loro volta la prima causa di morte tra le donne in età riproduttiva. Violenze sessuali, fisiche, psicologiche ed economiche rimangono quasi sempre impunite: il 75% di chi ha subito una violenza non cerca aiuto e solo il 7% denuncia l’accaduto. Spesso le nepalesi considerano normale subire vessazioni per tutta la vita, perché essere nate donne è una colpa che non possono espiare.
Anche in Italia le cose non sembrano però andare meglio: ogni 3 giorni una donna viene uccisa per il fatto di essere donna. Secondo l’Istat, circa 7 milioni di italiane hanno subito una qualche forma di violenza durante la loro vita. Nel 2017 in Italia sono state uccise più di 100 donne. Nel 2018, siamo già a più di 70.
Non importa allora dove avviene, perché la violenza di genere è una piaga sociale che, pur in forme diverse, interessa tutta l’altra metà del cielo.

Potrebbe apparire strano, ma i racconti delle donne che ricevono protezione e assistenza, in Italia come in Nepal, si assomigliano: tra le forme di violenza vi sono sempre l’isolamento della famiglia di origine, forme di svalutazione e sottomissione, violenza economica e controllo delle risorse, violenze fisiche e sessuali reiterate. Per scardinare queste pratiche, è fondamentale partire dai banchi di scuola, per eliminare gli stereotipi di genere che condizionano il comportamento degli uomini, ma anche delle donne, e l’idea che essi hanno dei ruoli all’interno della società.
Un lavoro duro, che però siamo fortemente orgogliose di portare avanti. Con questa mostra speriamo di aver contribuito a fare un piccolo passo in avanti verso una società finalmente uguale e una sorellanza globale.
