Per mano, verso la parità di genere

CHI SIAMO

Per mano verso la parità di genere è il blog dell’associazione Apeiron ODV, impegnata dal 1996 a migliorare le condizioni di vita delle donne, in Nepal e in Italia. Sul nostro blog leggerai storie e racconti del nostro lavoro quotidiano.

Sul nostro sito puoi trovare tutto sui nostri progetti.

PARTECIPA

Ti interessa il nostro lavoro e vorresti dare una mano? Ecco come puoi fare:

Scrivi per noi
Diventa amico di Apeiron
Dona ad Apeiron

CONTATTACI

Apeiron ODV
Via Silvio Corbari, 175
47521 Cesena (FC)
info@apeironitalia.it
apeironitalia.it

Dakshinkali, il tempio sanguinario dedicato alla Dea Kali

Il tempio di Dakshinkali

Il Nepal è disseminato di templi di ogni tipo e per ogni divinità.

Particolare e forse un po’ duro per noi occidentali è il tempio di Dakshinkali, che si trova a circa 25 Km da Kathmandu su un promontorio dedicato proprio a questo tempio. Il tempio si raggiunge scendendo una ripida scalinata che scende verso il tempio stesso, dopo avere percorso la strada di accesso costellata da centinaia di bancarelle che vendono offerte votive.

Sì, perché a Dakshinkali si va per fare offerte alla Dea Kali e placare così la sua ira devastatrice. Si offrono frutta, fiori, latte di cocco, incenso, ma soprattutto……sangue! Il sangue è l’unica offerta che riesce davvero a placare la Dea.

I fedeli scendono al tempio scalzi e annunciano il proprio arrivo suonando le campane poste all’ingresso. Nei templi Hindu, infatti, i fedeli annunciano sempre il proprio arrivo alle divinità suonando appunto le campane.

La Dea Kali (la nera/scura) è una divinità battagliera e feroce. Negli scritti antichi Kali viene descritta come la emanazione irata della Dea Durga.

Come spesso succede nel Panteon Hindu, anche la Dea Kali viene descritta in molti modi, a volte contrastanti.

Tutte le leggende sulla Dea Khali

Una di queste leggende la vuole come la sola divinità capace di uccidere il demone Raktabija, con cui le divinità combattevano lo scontro finale senza mai riuscire ad ucciderlo. Si racconta, infatti, che ogni volta che una goccia del sangue di Raktabija toccava terra nasceva un nuovo demone e così all’infinito senza possibilità di vincerlo.

Disperate, le Divinità chiesero aiuto alla Dea Durga, che fece nascere dal proprio sopracciglio la Dea Kali: questa bevve tutto il sangue del Demone senza permettere che più nessuna goccia toccasse terra e gli tagliò di netto la testa.

Tutta questa violenza, sangue e morte resero ebbra la Dea, che non riusciva più a fermare la propria forza distruttrice. Solo il suo sposo Shiva riuscì a fermare la sua sete di sangue, gettandosi su di lei. In un primo momento Kali sembrava volesse uccidere anche Shiva, ma riuscendo a riconoscerlo in tempo si fermò.

Nonostante spesso venga grossolanamente definita una Dea oscura e violenta, si tratta in realtà di una divinità benefica dal profondo significato simbolico. Kali viene rappresentata con una collana di crani umani intorno al collo, il volto macchiato di sangue, nella mano il pugnale magico e ha spesso la lingua fuori, grondante di sangue, che rappresenta la forza dell’universo che genera l’impegno. Si tratta di una divinità potente, complessa e volta a vincere le forze dell’ignoranza.

Ad un primo sguardo Kali può apparire cattiva, ma non è assolutamente così dato che le suo lotte sono comunque volte alla protezione del bene. Questi passaggi sono comprensibili solo attraverso un attento studio dei testi Hindu.

Una tradizione difficile da comprendere

Dakshinkali è un tempio a lei dedicato dove, prevalentemente di martedì e di sabato, si cerca di placare la sua furia attraverso le offerte di sangue. In questo luogo vengono sacrificati molti animali e il loro sangue viene spruzzato dal sacerdote direttamente sulla statua della Dea al centro del Tempio, per placare le ire e la turbolenza della Dea. Tutti i riti che si tengono in questo tempio sono volti a placare le ire di Kali e a aggraziarsi i suoi favori.

I pellegrini più abbienti offrono capre e galline mentre i poveri offrono cibo e fiori. Anche in questo nulla però viene sprecato: il sangue va alla Dea, ma la carne degli animali sacrificati viene offerto ai poveri oppure viene portata a casa.

In un angolo appartato si trovano bidoni colmi di acqua bollente, dove le carcasse degli animali sacrificati vengono immerse per essere scuoiate e pulite, per poi essere portate a casa ed essere mangiate.

In questo luogo si percepisce la visione induista della realtà che afferma che ci troviamo nel kalijuga (l’età oscura e del decadimento) che deve essere placato perché il mondo non è maya (amore) ma potenza.

Per gli occidentali può risultare un luogo forte e crudele, ma se si ha la capacità di guardare oltre i propri convincimenti, si può percepire anche la fede e la pace che stanno alla base più profonda di questi riti apparentemente tanto crudeli.

Loredana

*

I commenti dovranno essere approvati prima della pubblicazione.

Condividi