Ci sono storie che iniziano nel silenzio della sofferenza, ma trovano la forza di trasformarsi in nuovi inizi.
Quella di Dhum Maya è una di queste: un percorso difficile, fatto di paura e coraggio, che diventa possibilità grazie a un luogo sicuro e a chi sceglie di esserci.
A rendere possibile questo cambiamento è il sostegno di tante persone ed enti, tra cui Fondazione Prosolidar, che nel tempo ha affiancato Apeiron in diversi progetti, incluso CASANepal, contribuendo a offrire protezione, ascolto e opportunità concrete a donne e bambini in cerca di una nuova vita.
Buona lettura!
Dalla speranza alla paura: la storia di Dhum Maya
Quando Dhum Maya è arrivata a CASANepal, in una fredda mattina di gennaio, stringeva tra le mani una piccola borsa di stoffa. Dentro c’erano pochi vestiti e qualche oggetto personale. Ma soprattutto c’era il peso di anni di violenza vissuti in silenzio.
Aveva 32 anni e due figli. Per molto tempo aveva sperato che la sua vita potesse cambiare. Si era sposata giovane, innamorata, convinta di costruire una famiglia felice. Ma con il tempo il marito aveva iniziato a bere, e alla dipendenza dall’alcol si erano aggiunte violenze, umiliazioni e tradimenti. I suoi figli vivevano nella paura.
“Mamma, oggi papà è arrabbiato?”, le chiedeva spesso il maggiore.
l momento della svolta: trovare il coraggio di proteggere sé stessa e i propri bambini
Per anni Dhum Maya ha cercato di resistere. Non voleva pesare sulla sua famiglia di origine, né ammettere che la situazione fosse diventata insostenibile. Ma quando la violenza è diventata quotidiana, ha capito che doveva proteggere sé stessa e i suoi bambini.
Con il sostegno della sua famiglia e delle autorità locali è riuscita finalmente a chiedere aiuto. È così che è arrivata a CASANepal, la struttura protetta gestita da Apeiron a Kathmandu.
All’inizio parlava poco. Durante le prime sessioni di counselling teneva lo sguardo basso e la voce incerta. Ma con il tempo qualcosa ha iniziato a cambiare. Grazie al supporto psicologico e alla quotidianità della casa – fatta di piccoli gesti, momenti condivisi e attività quotidiane – Dhum Maya ha iniziato lentamente a ritrovare fiducia.
Dalla fragilità all’autonomia: la riscoperta delle proprie capacità
Uno dei passaggi più importanti è stato il corso di sartoria. All’inizio cuciva con timidezza, chiedendo continuamente conferma all’insegnante.
Poi, con il passare delle settimane, ha iniziato a lavorare con sicurezza.
“Guarda, il punto è dritto!”, ha detto un giorno mostrando con orgoglio una camicetta appena finita.
Oggi Dhum Maya lavora in un laboratorio di sartoria. Ogni mattina esce per andare al lavoro, consapevole di poter sostenere i suoi figli e costruire per loro un futuro diverso.
La sua storia non è unica. È una delle tante che dimostrano quanto sia fondamentale l’esistenza di luoghi sicuri come CASANepal.

Oltre il rifugio: un sistema integrato di protezione e supporto
Le strutture protette gestite da Apeiron in Nepal offrono molto più di un semplice riparo. Qui le donne sopravvissute alla violenza trovano un percorso di presa in carico completo: accoglienza residenziale, assistenza medica, supporto psicologico, consulenza legale, formazione professionale e accompagnamento verso la reintegrazione sociale.
Nel corso del 2025, 177 donne e ragazze sopravvissute a violenze sono state indirizzate alle case protette di Apeiron. Di queste, 142 sono state accolte, insieme ai loro 36 figli, molti dei quali vittime di violenza assistita.
Considerando anche le donne già presenti nelle strutture o rientrate nel percorso, nel corso dell’anno 194 donne e 58 minori hanno trovato protezione e sostegno nei due shelter.
Le storie che arrivano alle strutture sono diverse tra loro, ma spesso segnate da forme multiple di violenza: abusi fisici, psicologici e sessuali, negazione delle risorse economiche, matrimoni forzati o situazioni di grave vulnerabilità sociale.
Per rispondere a questa complessità, il progetto offre un approccio realmente olistico, che mette al centro la persona.
I dati del 2025: l’empowerment economico al centro
Nel 2025, ad esempio, sono stati registrati 217 accessi ai servizi sanitari per le sopravvissute e 72 per i bambini, mentre il supporto psicologico ha rappresentato uno dei pilastri dell’intervento: 683 sessioni di counselling psicosociale hanno offerto alle donne uno spazio sicuro per elaborare il trauma e ricostruire fiducia in sé stesse.
Accanto alla cura del benessere fisico ed emotivo, un ruolo fondamentale è svolto dai percorsi di empowerment economico. Durante l’anno, 77 sopravvissute hanno partecipato a corsi di formazione professionale – dal cucito alla ristorazione, dal beauty parlor all’agricoltura urbana – e 19 donne hanno trovato un lavoro, avviando un percorso concreto verso l’autonomia.
Il lavoro con i bambini è altrettanto centrale. Le strutture ospitano centri di Early Childhood Development, che garantiscono cura, educazione e spazi sicuri per i figli delle ospiti, permettendo alle madri di concentrarsi sul proprio percorso di ricostruzione.

Una rete che sostiene nel tempo: il sostegno di Fondazione Prosolidar Ente Filantropico ETS
Questo lavoro è possibile grazie al sostegno di partner che, nel corso degli anni, hanno scelto di affiancare Apeiron nel contrasto alla violenza di genere.
Tra questi, FONDAZIONE PROSOLIDAR ENTE FILANTROPICO ETS, un’organizzazione costituita nell’ambito del settore del credito per la realizzazione, in Italia ed all’estero, di progetti solidali e socialmente rilevanti, promuovendo la giustizia sociale, l’inclusione e lo sviluppo sostenibile. In essa sono presenti, in modo paritetico, tutte le Organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore medesimo (tramite le proprie Segreterie Nazionali) nonché, per parte datoriale, l’Associazione Bancaria Italiana e tutte le imprese che aderiscono all’Associazione. È la prima e, allo stato, l’unica esperienza, anche a livello internazionale, di ente voluto dalle parti in un contratto collettivo nazionale di lavoro e finanziato attraverso il match-gifting, cioè la condivisione del contributo in misura uguale tra lavoratori ed imprese.
La collaborazione tra Apeiron e Fondazione Prosolidar ha radici profonde. Il primo sostegno al progetto CASANepal risale infatti al 2013, e negli anni successivi la Fondazione è stata al fianco dell’organizzazione in molte fasi cruciali del suo lavoro in Nepal.
In particolare, il supporto di Prosolidar è stato fondamentale anche dopo il devastante terremoto del 2015, quando il paese si è trovato ad affrontare una crisi umanitaria senza precedenti e la protezione delle donne e dei bambini più vulnerabili è diventata ancora più urgente.
Costruire un futuro possibile
Le storie di donne come Dhum Maya mostrano quanto sia importante poter contare su spazi sicuri, professionisti qualificati e opportunità concrete per ricostruire la propria vita.
Nel corso del 2025, 172 sopravvissute sono riuscite a reintegrarsi con successo: alcune sono tornate a vivere con le loro famiglie, altre hanno trovato una nuova autonomia nella comunità o nella città di Kathmandu.
Ogni percorso è diverso, ma tutti partono dallo stesso punto: un luogo dove una donna può finalmente sentirsi al sicuro.
Per molte di loro CASANepal rappresenta proprio questo: non solo un rifugio dalla violenza, ma il primo passo verso una nuova possibilità di vita.
