Ci sono cambiamenti che iniziano in silenzio, tra le mura di una casa, in una conversazione che fino a poco tempo prima sembrava impossibile.
In Nepal, attraverso il progetto Stronger Together. Donne emancipate, comunità fiorenti, stiamo accompagnando donne e uomini in un percorso che mette al centro il dialogo, il rispetto e la condivisione delle responsabilità, perché prevenire la violenza significa anche trasformare le relazioni.
La storia di Kopila racconta come, quando cambia una famiglia, possa iniziare a cambiare un’intera comunità.
Buona lettura!
Il primo passo verso il cambiamento
Per molti anni, Kopila ha vissuto nel silenzio.
Sposata nel 2000 e trasferitasi nel distretto di Sarlahi, in Nepal, la sua vita familiare era segnata da violenza, paura e isolamento. Il marito trascorreva molti giorni al mercato per il commercio di bestiame, ma quando tornava a casa spesso era ubriaco e aggressivo. Insulti, percosse e umiliazioni facevano parte della quotidianità. Anche restare in silenzio non bastava a fermare la violenza.
“Credevo che questa fosse la mia sorte” racconta oggi Kopila.
Le norme sociali della comunità rendevano la situazione ancora più difficile. In casa vigeva la regola che la moglie non potesse mangiare prima del marito: spesso Kopila andava a dormire affamata. Più volte aveva pensato di tornare dalla sua famiglia, ma l’amore per i figli e il senso di responsabilità l’avevano spinta a rimanere.
Il cambiamento è iniziato quasi per caso, quando alcune operatrici locali hanno bussato alla sua porta per realizzare un’indagine nell’ambito di un nuovo progetto: Stronger Together. Donne emancipate, comunità fiorenti.
Quel giorno è stato l’inizio di un percorso diverso.
Un progetto per cambiare norme e opportunità
Il progetto Stronger Together è realizzato nella municipalità di Lalbandi, nel distretto di Sarlahi, da Child Protection Organization con il supporto tecnico e finanziario di APEIRON ODV Italia. L’obiettivo è contribuire alla costruzione di comunità più eque e sicure, affrontando le radici della violenza di genere e promuovendo l’empowerment delle donne.
Il programma, della durata di tre anni, si concentra in particolare nei Ward (quartieri amministrativi) 4 e 10 e coinvolge donne – molte delle quali sopravvissute alla violenza – ma anche uomini, famiglie e leader comunitari.
Per comprendere meglio il contesto, il primo passo del progetto è stata una ricerca sul campo che ha coinvolto 200 donne della comunità.
I risultati hanno evidenziato sfide profonde: il 46% delle donne intervistate non sa leggere né scrivere e il 72% non svolge alcuna attività generatrice di reddito. Molte famiglie dipendono dal lavoro agricolo o da occupazioni giornaliere precarie. Anche quando le donne partecipano alle decisioni familiari, il loro potere resta spesso limitato.
Allo stesso tempo, la ricerca ha mostrato un dato incoraggiante: una crescente consapevolezza che la violenza domestica non è solo una questione privata, ma un problema che riguarda tutta la comunità.

Dialogo, consapevolezza, cambiamento
A partire da queste evidenze, il progetto ha avviato gruppi di riflessione separati per 50 uomini e 50 donne – a breve raddoppieremo il numero – che si incontrano regolarmente per discutere temi come il rispetto reciproco, la comunicazione all’interno della coppia, la gestione dei conflitti e l’uguaglianza di genere.
Le sessioni, basate sul curriculum “BIG Change”, utilizzano metodologie partecipative, discussioni di gruppo e programmi radiofonici che permettono di affrontare anche temi culturalmente sensibili in modo aperto e sicuro. Per molte coppie, questi incontri rappresentano la prima occasione per parlare apertamente delle dinamiche all’interno della famiglia.
Purnima Kumari Gole, un’altra partecipante al progetto, racconta che prima il marito non le chiedeva mai un parere sulle decisioni familiari.
“Ora ci parliamo con rispetto e prendiamo insieme le decisioni” spiega. “Sento che mio marito riconosce finalmente la mia presenza.”
Verso una maggiore autonomia
Accanto al lavoro sulle relazioni e sulle norme sociali, il progetto promuove anche l’autonomia economica delle donne.
Nel corso del primo anno, 41 partecipanti hanno ricevuto un sostegno economico per avviare o rafforzare piccole attività generatrici di reddito: dall’allevamento di capre alla coltivazione di ortaggi, dalla sartoria alla gestione di piccoli negozi o chioschi alimentari.
Queste iniziative non rappresentano solo una fonte di reddito, ma anche uno strumento importante per rafforzare la fiducia delle donne e il loro ruolo nei processi decisionali familiari.

Quando il rispetto diventa quotidianità
Per Kopila, partecipare al progetto è stata una scelta coraggiosa. Ha deciso di prendere parte agli incontri settimanali e ha incoraggiato anche il marito a partecipare.
Con il tempo, qualcosa ha iniziato a cambiare.
Il marito ha ridotto drasticamente il consumo di alcol e ha iniziato a portare a casa i guadagni, affidando a Kopila la gestione delle finanze familiari. I pasti vengono ora condivisi e le decisioni prese insieme. “Ora ci parliamo prima di reagire” racconta Kopila con un sorriso.
La sua storia dimostra che il cambiamento è possibile, anche in contesti dove le norme sociali sembrano immutabili. Attraverso il dialogo, la consapevolezza e il sostegno della comunità, famiglie come quella di Kopila stanno costruendo relazioni più sane, basate su rispetto, fiducia e responsabilità condivisa.
È da queste trasformazioni quotidiane che nasce il cambiamento più duraturo.
