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Disuguaglianze globali: quando il prezzo più alto lo pagano donne e ragazze

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Scritto da
Pubblicato il
30 Giugno 2026

Le disuguaglianze economiche non riguardano solo i numeri o la distribuzione della ricchezza.
Raccontano chi ha accesso alle opportunità, chi può far sentire la propria voce e chi, invece, continua a pagare il prezzo più alto delle crisi globali. E, ancora oggi, quel prezzo ricade soprattutto su donne e ragazze.

In questo articolo approfondiamo il legame tra concentrazione della ricchezza, potere e disuguaglianza di genere, per capire perché costruire una società più equa significa mettere al centro i diritti e le opportunità di tutte e tutti.

Buona lettura!

Quando la ricchezza si concentra, le disuguaglianze aumentano

Negli ultimi anni, parlare di disuguaglianze è diventato inevitabile. I numeri sono sempre più estremi, le distanze sempre più ampie. Eppure, nonostante un contesto globale segnato da crisi economiche, conflitti e regressioni democratiche, c’è ancora chi continua a credere che il cambiamento sia possibile. Non per ingenuità, ma per la forza delle mobilitazioni, delle lotte sociali e del coraggio di chi chiede un mondo più giusto.

Le nuove generazioni scendono in piazza in ogni parte del mondo per rivendicare diritti e futuro. Per la prima volta, l’emergenza delle disuguaglianze è entrata nel dibattito del G20. E cresce l’attenzione internazionale sulla necessità di monitorare e contrastare la concentrazione estrema della ricchezza. Tuttavia, dietro questi segnali di speranza, i dati raccontano una realtà profondamente inquietante.

Dal novembre 2024, la ricchezza dei miliardari è cresciuta a una velocità tre volte superiore rispetto alla media degli ultimi anni. Oggi nel mondo ci sono oltre 3.000 miliardari, con una ricchezza complessiva che ha raggiunto i 18.300 miliardi di dollari: più del 15% del PIL globale. Una cifra che fa riflettere, soprattutto se confrontata con il fatto che quasi metà dell’umanità vive ancora in condizioni di povertà.

Ma le disuguaglianze non sono neutre. Non colpiscono tutte e tutti allo stesso modo.

Le crisi hanno un volto: quello delle donne e delle ragazze

In ogni crisi – economica, climatica, sanitaria o politica – sono sempre le stesse a pagare il prezzo più alto: donne e ragazze. Rappresentano la maggioranza delle persone che vivono in povertà estrema, hanno minore accesso alle risorse economiche, alla terra, al lavoro dignitoso, all’istruzione e alla protezione sociale. Quando i servizi pubblici vengono tagliati, il carico del lavoro di cura non retribuito ricade quasi interamente su di loro. Quando aumentano i prezzi del cibo o dell’energia, sono spesso le prime a rinunciare.

La concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi – in larga parte uomini: solo il 13% dei miliardari nel mondo è donna – non è solo una questione economica. È una questione di potere. E quando potere economico e potere politico si fondono, le conseguenze per l’uguaglianza di genere sono devastanti.

Quando manca il potere di decidere

Tendiamo a misurare la povertà in termini di reddito. Ma esiste un’altra forma di povertà, meno visibile e altrettanto pericolosa: la povertà politica. Milioni di persone, soprattutto donne, non hanno voce nei processi decisionali che determinano le loro vite. I dati mostrano chiaramente che nei Paesi dove la ricchezza è più concentrata, anche il potere politico lo è. Le politiche pubbliche finiscono così per rispecchiare gli interessi delle élite, lasciando ai margini chi già vive in condizioni di vulnerabilità.

Le donne non sono solo sottorappresentate nei luoghi del potere politico ed economico: sono anche più esposte alle conseguenze di decisioni prese senza di loro. Tagli ai servizi sanitari, mancanza di investimenti in educazione, assenza di politiche contro la violenza di genere o per l’autonomia economica femminile non sono scelte neutre. Sono scelte che allontanano concretamente l’obiettivo della parità di genere.

Chi controlla la narrazione controlla anche il cambiamento

Un altro elemento critico riguarda il controllo dell’informazione. I principali media, le piattaforme digitali e le aziende che sviluppano tecnologie di intelligenza artificiale sono concentrati nelle mani di pochissimi attori economici. Questo significa avere un potere enorme nel definire le narrazioni dominanti, nel decidere chi viene ascoltato e chi no.

Sempre più spesso, i social media – nati come strumenti di democratizzazione – vengono usati per reprimere il dissenso, diffondere disinformazione e alimentare discorsi d’odio, in particolare contro donne, minoranze e attiviste. Anche questo è un terreno su cui la disuguaglianza di potere si traduce in disuguaglianza di diritti.

La parità di genere è una scelta politica (e quotidiana)

Le disuguaglianze non sono inevitabili. Sono il risultato di scelte politiche precise. I governi possono scegliere se investire in servizi pubblici accessibili e di qualità o se favorire tagli fiscali che avvantaggiano i più ricchi. Possono scegliere se tassare in modo equo le grandi ricchezze o continuare a spostare il peso fiscale sulle famiglie e sui lavoratori e lavoratrici. Possono scegliere se mettere la parità di genere al centro delle politiche economiche o relegarla a slogan vuoti.

Come organizzazione di volontariato, crediamo fermamente che un altro modello sia possibile. Il nostro lavoro quotidiano nasce dal sogno – e dall’impegno concreto – di contribuire a costruire un mondo in cui donne e uomini possano godere di pari dignità e pari opportunità. Un mondo in cui l’uguaglianza di genere non sia un obiettivo astratto, ma una realtà vissuta, sostenuta da politiche giuste, accesso equo alle risorse e reale partecipazione ai processi decisionali.

Oggi, troppo spesso, le scelte vanno nella direzione sbagliata. E finché le donne e le ragazze continueranno a essere le più povere, le meno ascoltate e le più esposte alle crisi, parlare di uguaglianza di genere resterà un obiettivo lontano.

Eppure, la spinta dal basso esiste. Le persone chiedono giustizia, diritti, equità. Sta alla politica decidere se ascoltare queste voci o continuare a rispondere solo agli interessi di pochi privilegiati. Scegliere la parità di genere significa scegliere il coraggio, la giustizia e un futuro davvero condiviso.

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