Apeiron è legata a Giacomo da una forte amicizia. Come una grande famiglia allargata, seguiamo i suoi continui successi e siamo orgogliosi e felici che per lui il Nepal sia diventato una seconda casa. Ogni volta che torna a trovarci è sempre una grande gioia per tutti! Ecco il suo racconto:
Mi chiamo Giacomo d’Orlando, sono un foto giornalista di professione e da ormai quattro anni il fotografo ufficiale di Apeiron.
Per me il Nepal è diventato a tutti gli effetti la mia seconda casa, non solo perché ogni anno passo svariati mesi in questo meraviglioso paese, ma perché ormai ne comprendo a pieno gli aspetti culturali e sociali, rimanendo costantemente affascinato. Se oggi posso dire tutto ciò è in gran parte grazie ad Apeiron, a Barbara e alla sua famiglia che da subito mi hanno accolto con grande entusiasmo.
Tutto iniziò un po’ per caso quando il mio migliore amico reduce da un’esperienza come volontario proprio con Apeiron, mi consigliò vivamente di intraprendere lo stesso viaggio sapendo che ero interessato ad un’esperienza umanitaria all’estero.
Conobbi Barbara per la prima volta in Italia, dove di fronte ad un caffè parlammo dei progetti su cui operava Apeiron in Nepal. Mi ricordo che sin da subito rimasi colpito dal loro lavoro e dalla determinazione che traspariva nelle sue parole, facendomi intendere che per lei tutto ciò non era solo un lavoro, ma quasi una vocazione e soprattutto una passione.
In quel momento capii che da un’esperienza del genere avrei potuto raccogliere molto a livello umano e che quella era la strada giusta da percorrere se volevo capire veramente la realtà di questo paese per me nuovo.
Così, dopo aver concordato con lo staff di Apeiron cosa avrei voluto fare a livello personale e cosa avrei potuto fare per aiutarli come volontario, a Marzo 2015 decisi di lasciare il mio precedente lavoro come fotografo pubblicitario e intrapresi il mio nuovo percorso: per iniziare la mia carriera di foto giornalista e allo stesso tempo per diventare un volontario di Apeiron.
Quando arrivai in Nepal venni subito catapultato in una realtà che mai prima d’ora i miei occhi avevano visto e mi sentii un po’ spaesato. Col passare del tempo però iniziai ad integrarmi molto bene e a seguire in prima persona il lavoro di Apeiron, partendo dal loro progetto principale, ovvero lo shelter “CASANepal”, che sostiene le donne vittima di violenza, passando per il progetto sugli “Spaccapietre”, fino a i progetti di micro impresa per il miglioramento delle condizioni di vita delle donne nei villaggi dell’ovest del paese attraverso l’agricoltura.
Un’esperienza che ha cambiato la mia vita
Improvvisamente, durante il mese di Aprile 2015, provai una delle sensazioni più forti della mia vita. Rimasi coinvolto nel disastroso terremoto che distrusse gran parte di Kathmandu e dei villaggi limitrofi. Durante quei giorni qualcosa dentro di me cambiò e capii che per sempre sarei rimasto legato emotivamente a questo paese. Decisi di rifiutare i voli di rimpatrio che l’unità di crisi italiana mi aveva offerto, preferendo rimanere in Nepal ad aiutare Apeiron nella distribuzione di beni di primo soccorso. Quando fui costretto a ritornare in Italia dentro di me sapevo che sarebbe stato solo un arrivederci e a Marzo 2016 decisi di ritornare in Nepal per continuare la mia strada insieme ad Apeiron.

Il mio bilancio personale di quest’esperienza
In questi 4 anni ho potuto vivere con grande piacere e soddisfazione la crescita di questa Organizzazione che da piccola è diventata un’istituzione in Nepal rispetto al tema della GBV (Gender Based Violence), grazie ad un lavoro quotidiano e ad una voglia di fare veramente qualcosa per queste persone.Dopo tutto questo tempo ho capito che questo lavoro è pieno di aspetti delicati e difficili da comprendere subito, e questo avvalora ancora una volta quello che stanno facendo.
Recentemente, spinto dalla voglia di documentare ancora una volta il grande lavoro che stanno facendo, ho realizzato un documentario proprio legato al tema delle GBV e al mondo di Apeiron, con il quale spero di poter mostrare a tutti il cuore di questa realtà e di come ha aiutato tante donne nepalesi. Il documentario “Save the women, Save the world” sulla violenza di genere in Nepal ha ricevuto una menzione d’onore ai International Photography Awards 2018.
Nel mio piccolo, essere parte di questa grande famiglia è una soddisfazione immensa, e per questo non smetterò mai di ringraziarli per l’opportunità che mi hanno dato.
Per una volta il mio migliore amico aveva ragione, vivere il Nepal attraverso Apeiron è un’esperienza che lascia il segno.
